America perduta. In viaggio attraverso gli USA.

” Sono nato a Des Moines. Capita.”

Bill Bryson comincia così il racconto del viaggio attraverso trentotto stati americani che compie partendo proprio dalla sua città natale nel centro degli Stati Uniti. Siamo negli anni ’80 e da allora probabilmente molto è cambiato, ma le stranezze e le piccole manie degli abitanti della provincia americana ci fanno ancora divertire. Accompagnati dall’ironia dell’autore ci spostiamo da uno Stato all’altro, dalle metropoli alle sconfinate coltivazioni di grano. Bill Bryson è un giornalista sarcastico e curioso, interessato più alle persone che al paesaggio. Il suo racconto intreccia i ricordi dell’infanzia e dell’adolescenza alle nuove scoperte che inevitabilmente sperimenta chi è stato lontano da casa per molti anni. Un lungo viaggio che inizia con le titubanze di chi si sente ormai un po’ straniero e prosegue riscoprendo l’affetto per il proprio Paese. Un racconto sicuramente onesto che non risparmia emozioni, leggerezza e qualche delusione lungo il cammino.

Bill Bryson è un po’ così: o lo ami o lo odi.
Potrei definirlo il re del sarcasmo, ma è decisamente qualcosa di più. È quell’occhio sul mondo che è capace di vedere le cose da un altro punto di vista.
Qui seguiamo Bill nelle sue peregrinazioni attraverso il suo paese di nascita, gli Stati Uniti. Di proposito l’autore evita tutti i posti celebri (per esempio San Francisco) raccontando l’America attraverso le piccole città, quelle che si incontrano lungo la strada con i piccoli diners.
Bill non teme gli stereotipi, li cavalca. A volte può sembrare fastidioso, ma il suo raccontare il mondo è lucido e il libro, per quanto ormai abbia più di trent’anni, rimane attuale. Come se si trattasse una fotografia contemporanea!

Perché leggere Bryson: è esilerante, brillante e ti fa venire voglia di andare in capo al mondo solo per trovare un albero.

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